Nel corso dell’estate del 1941 la popolazione serba della Bosnia e dell’Erzegovina comincia a ribellarsi alle autorità di Zagabria.
La rivolta è attizzata dalle violente persecuzioni antiserbe scatenate dagli ustaša.
I ribelli si rifanno alla tradizione delle insurrezioni antiturche ed antiasburgiche e sono guidati dai leader delle comunità rurali: pope, maestri, possidenti.
A fine luglio compaiono anche i partigiani comunisti, che però hanno ancora un ruolo circoscritto. Gli insorti in genere non attaccano i soldati italiani, che a loro volta spesso li guardano benevolmente.
La crisi dell’ordine pubblico e l’incapacità delle autorità croate di venire a capo della ribellione spingono i comandi italiani ad assumere direttamente il controllo della cosiddetta “Seconda zona”, espellendo le milizie ustaša ma talvolta lasciando in armi quelle serbe.